Due giornate di immersione totale nella lana e nella tessitura

Il 26 luglio scorso sono tornata a Navelli, per la sesta edizione della Scuola Estiva. Già sei edizioni! il tempo scorre veloce e l’iniziativa continua a strutturarsi e crescere.
Oltre alle iscritte – dobbiamo necessariamente limitare il numero di persone: disponiamo di sette telai per due turni e l’ostello non può ospitare più di una ventina di persone – abbiamo avuto alcune “auditrici”, così si è deciso di definire le partecipanti ad un solo laboratorio, anche se in realtà han preso parte ai diversi momenti formativi a pieno titolo, ovvero hanno messo le mani nella lana, in senso pratico.

Alessia, ex allieva del master che l’Accademia di Belle Arti di Firenze organizza in collaborazione con la Fondazione Lisio, è stata con noi i primi sei giorni, Andreina, giunta dagli USA appositamente, è arrivata a Scuola iniziata ed è rimasta fino alla conclusione. La prima non ha seguito il laboratorio di tessitura – di mestiere tesse per il noto laboratorio Brozzetti di Perugia – la seconda sapeva già filare e quindi ha iniziato con il feltro.

Ma ci sono state altre tre persone che sono venute per prender parte ad una sola attività: Sabrina è giunta da Brescia per tessere!
Appassionata di erbe e di tintura botanica, dopo aver accumulato matasse su matasse tinte con fiori, radici e cortecce, si è trovata nella necessità di utilizzarle e, invece di lavorarle ai ferri o all’uncinetto, ha pensato che fosse più interessante intrecciarle a telaio.

Detto fatto, dopo alcuni scambi via social e via chat si è stabilito che arrivasse all’avvio della scuola quando in genere mi occupo di preparare i gomitoli e tessere qualche campione.

Abbiamo iniziato con un piccolo ordito di prova e della lana Bergschaf , mentre tutt’intorno si filava e tingeva, affrontando tutte le fasi preliminari: ordire, inserire la trama, curare le cimose, lavorare con due trame, rifinire intrecciando le frange… il primo pomeriggio è stato pieno di meraviglia e studio.

Subito abbiamo iniziato a pensare al secondo ordito: questo dev’essere progettato! Sabrina tinge, quindi ho suggerito un lavoro in lane bianche che possa essere colorato successivamente, ci entusiasmiamo, si potrebbero ottenere degli effetti sfumati, o degli shibori, le possibilità sono infinite.

Ma concentriamoci sull’intreccio!
Ho dei campioni realizzati nel tempo, con le diverse lane di produzioni locali. Li abbiamo guardati assieme e si è stabilito di tessere uno scaldacollo decorandolo con l’aggiunta di una trama di lana più spessa – un cardato a 3 capi in lana Gentile di Puglia dell’allevamento F.lli Carrino, acquistata lo scorso anno presso la bottega di Valeria Gallese – e delle slegature disposte regolarmente.
Per l’ordito scegliamo un soffice due capi sottile in lana di pecora Brogna, acquistata da Cristina Ferrarini. Si calcola la lunghezza finale, si aggiungono una quindicina di cm per lato per le frange e si monta l’ordito, su tutta l’ampiezza.
Subito dopo inizia la tessitura, serve attenzione, il motivo si ripete regolarmente e si devono gestire due spole: qualche esitazione, ma poi Sabrina procede spedita fino all’ora di cena. Ha preso alloggio in un agriturismo, ci salutiamo dandoci appuntamento l’indomani alle 9.

Ci alziamo entrambe un po’ pigre, si inizia verso le 9:30, oramai le cimose regolari non sono più un problema, anche il motivo, con qualche inciampo e ripensamento, è completato. Occorre fare attenzione alle lunghezze e terminare il lavoro in modo simmetrico. Metro alla mano si controlla che tutto vada come previsto. per le frange c’è tempo, si pensa ad un nuovo esperimento e, dopo aver consultato nuovamente i campioni, Sabrina decide di tessere un campionario di intrecci a due trame su ordito in cotone.

Un campionario, simile a quello da me tessuto come esempio di diverse possibilità: due trame che si alternano > effetto di righe verticali. Due passaggi della trama chiara seguiti da due della trama scura > effetti a righe orizzontali. Trame che si agganciano [clasped weft, se proprio si deve utilizzare l’inglese] a formare un motivo triangolare. Stesso effetto, ma le due trame si dipartono nelle opposte direzioni.
E poi quella che Ghersi chiama “semitrama” ovvero due passaggi della trama scura a formare un motivo, alternato a due di quella chiara nell’area del disegno, nel fondo la trama chiara copre tutta la superficie.

E infine la stessa tecnica a “semitrama” a formare un quadrato al centro, mentre da un lato si ha un effetto tutto scuro e dall’altro uno chiaro.
E’ un lavoro che esige un po’ di concentrazione, il lavoro procede lentamente e non è ancora competo alla fine della seconda giornata. Rimandiamo all’indomani!

Completate nel frattempo le frange allo scaldacollo, di buon mattino, si procede alla foto di rito. Il lavoro è ancora da sbagnare e tingere, ma fa già bella mostra di sé!

Nel corso della seconda mattinata si completa anche il campionario di intrecci a due trame: resta un pomeriggio, cosa fare? il tempo è poco per un progetto impegnativo, così si decide di sperimentare l’aggiunta di trame supplementari, quelli che con un po’ di vanagloria si potrebbero definire “effetti broccati”.

Per realizzarli occorre inserire la bacchetta di selezione [nel solito pervasivo itanglese pick up stick] nella parte posteriore del telaio in modo da abbassare metà dei fili inseriti nelle fessure ogni volta che si inserisce la trama supplementare. Si producono legature regolari per trattenere gli effetti sul dritto del tessuto. Si tesse al dritto, infatti, diversamente dalla tecnica classica dei broccati auroserici.

L’effetto è molto piacevole quando si usa in trama un filato realizzato a mano: Sabrina non ne aveva e così abbiamo cercato se vi fosse un piccolo avanzo o un filato riuscito male… niente da fare, fortunatamente Silvia Franceschelli, l’insegnate di maglia, abile in tutto, ma in particolare nella filatura a mano, ci ha dato un paio di metri di bel filo a due capi verde acqua, un bel contrasto con la lana Steinschaf marrone scuro naturale.

Sabrina ha proceduto zigzagando, senza un progetto prestabilito, con una tecnica che alcuni attribuiscono ad una nota tessitrice inglese, ma che io ho visto in molti tessuti popolari in Ucraina e Romania e anche nelle stoffe tessute sui telai a strascico in Nigeria.
Ne è risultata una piccola striscia decorativa di bell’effetto: i due colori si sposano molto bene e la tessitura è impeccabile.

Alla fine di due giornate e mezzo abbiamo poggiato i quattro tessuti sul parapetto del chiostro – eravamo come ogni anno nell’Ostello sul Tratturo – e li abbiamo immortalati, soddisfatte di quanto realizzato.

Una bella esperienza che ha rodato la mia presenza quest’anno alla Scuola!

 

 

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